Il 6 aprile 1520 muore a Roma, a trentasette anni, Raffaello Sanzio, il più grande pittore del Rinascimento. La città sembra fermarsi nella commozione e nel rimpianto, mentre la notizia della scomparsa si diffonde con incredibile rapidità in tutte le corti europee.
S’interrompeva non solo un percorso artistico senza precedenti, ma anche l’ambizioso progetto di ricostruzione grafica della Roma antica, commissionato dal pontefice, che avrebbe riscattato dopo secoli di oblio e rovina la grandezza e la nobiltà della capitale dei Cesari, affermando inoltre una nuova idea di tutela. Sepolto secondo le sue ultime volontà nel Pantheon, simbolo della continuità fra diverse tradizioni di culto, forse l’esempio più emblematico dell’architettura classica, Raffaello diviene immediatamente oggetto di un processo di divinizzazione, mai veramente interrotto, che ci consegna oggi la perfezione e l’armonia della sua arte.
Dopo cinquecento anni, questa mostra raccontava la sua storia e insieme quella di tutta la cultura figurativa occidentale che l’ha considerato un modello imprescindibile. La mostra proponeva un percorso a ritroso dell’avventura creativa di Raffaello, da Roma a Firenze, da Firenze all’Umbria, fino alla nativa Urbino. Un incalzante flash-back che consentiva di ripensare il percorso biografico partendo dalla sua massima espansione creativa negli anni di Leone X. Risalendo il corso della vita di Raffaello di capolavoro in capolavoro, il visitatore poteva rintracciare in filigrana la prefigurazione di quel linguaggio classico che solo a Roma, assimilata nel profondo la lezione dell’antico, si sviluppò con una pienezza che non ha precedenti nella storia dell’arte.
Grazie ad un numero eccezionale di capolavori provenienti dalle maggiori raccolte italiane ed europee, la mostra organizzata dalle Scuderie del Quirinale insieme con le Gallerie degli Uffizi, costituiva un’occasione ineguagliabile per osservare da vicino le invenzioni dell’Urbinate. Il suo breve, luminoso percorso ha cambiato per sempre la storia delle arti e del gusto: Raffaello è vissuto nuovamente nelle sale dell’esposizione che lo celebravano come genio universale.
Raffaello è morto, Viva Raffaello
Mostra organizzata dalle Scuderie del Quirinale con le Gallerie degli Uffizi.
In collaborazione con Galleria Borghese, Musei Vaticani e Parco Archeologico del Colosseo
incontro con Divina Centore e Caterina Visco
Nel 1350 a.C., sotto il sole ardente di Tebe, brilla una gemma nascosta: il giardino di Nebamun, alto funzionario del tempio di Amon. Qui, palme da dattero, fichi, alberi di persea, ninfee e papiri riflettono il potere e la ricchezza del proprietario. Gli splendidi giardini di Nebamun costituiscono un aspetto ancora poco conosciuto della civiltà egizia. Eppure, resti archeobotanici, testi antichi e pitture sfidano l’immagine arida e desertica del Paese e ci mostrano come gli antichi egizi sapessero ideare giardini e orti incantevoli che regalavano cibi, preziose materie prime e medicamenti, avevano profondi significati simbolici e tramandavano storie meravigliose.
con Luigi Fraschini e Pani Galeazzi
SOLD OUT
C’è un argomento singolare, per quanto importante, nella storia della mentalità collettiva; la morte, il suo significato nella società, il posto che essa occupa nel modo di sentire di ciascuno di noi. Dagli Egizi a noi, qual è stata l’evoluzione del sentimento della morte? Che tipo di cambiamenti hanno subìto i comportamenti collettivi, dai riti di accompagnamento al posto che essa e i morti occupano nella vita collettiva ?l
incontro con Denise Pardo, Michele Quaroni e Bruno Manfellotto
“Hafez si era innamorato di Kate ed era la prima volta nella sua vita; per lei era diventato persino sentimentale: era consapevole che sarebbe stato un incontro perfetto se Kate fosse stata egiziana”.
Legati da un grande amore, Kate e Hafez sono i protagonisti di una storia appassionata e lacerante. Rappresentano l’incontro tra l’Occidente e il Medio Oriente, ma anche il simbolo del conflitto tra colonialismo e indipendenza. La loro storia si snoda tra Il Cairo, Londra, Alessandria e Beirut, tra amiche intriganti e risolutive, libanesi, egiziane, francesi, polacche, e donne traditrici, tra il complotto dei Liberi Ufficiali di Nasser e le vicende di veggenti, spie americane e inglesi. Ma a fronteggiarsi sono l’amore e il potere.