La terra dei faraoni ebbe per gli antichi Romani un fascino irresistibile: per la sua storia millenaria, per la grandiosità dei monumenti, per il culto tributato ai sovrani divinizzati e le peculiarità del pensiero religioso. La grande quantità di reperti provenienti dall’Egitto concentrati nella città di Roma permise ai grandi artisti che qui si succedettero e lavorarono nel corso dei ì secoli di confrontarsi con le idee e le forme degli antichi egizi, con le loro tecniche pittoriche e i materiali usati. Questo incontro fu decisivo per molti di questi artisti e permise all’antica cultura egizia di sopravvivere e rinascere più volte in nuove forme e nuove elaborazioni artistiche.
Ne parliamo insieme a Vincenzo Farinella, Professore di Storia dell’Arte moderna e Iconologia e Iconografia presso l’Università di Pisa.
Questo incontro fa parte di un ciclo di appuntamenti dal titolo “Egittomania”. L’egittomania ha una lunga storia europea rintracciabile a partire dal Rinascimento e fino all’Illuminismo e oltre quando le grandi potenze imperiali cercarono di conquistare l’Egitto sia culturalmente che militarmente. L’esotico e l’immaginario dell’antica civiltà egizia rappresentavano per l’Occidente un’evasione dall’uniformità della “vita moderna”; erano il rifugio per le fantasie della borghesia che sognava il misterioso Vicino Oriente. Agli inizi del Novecento, l’egittomania sfociò in un’ondata di esotismo che influenzò cultura, arte e costumi e che contribuì al rilancio della moda dell’Egitto, mai veramente sopita.
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