con Antonella Romano e Elisa Andretta
Fu proprio la conquista romana dell’Egitto l’accadimento che aprì la strada europea all’importazione di antichità dalla terra del Nilo, molti secoli prima della nascita dei musei europei. Nel complesso, verso la metà del IV secolo a.C., Roma poteva vantare numerosi obelischi e una grandissima varietà di sculture. Singolare è che questi monumenti presenti a Roma costituirono per l’Occidente l’unica fonte visiva dell’arte e della cultura egizia fino al XVIII secolo. La Roma pontificia, rinascendo sulle rovine della capitale di un Impero Romano affascinato dall’Egitto, integrò l’importanza monumentale e intellettuale del mondo e della civiltà plurimillenaria del Nilo.
Ne parliamo insieme ad Antonella Romano, direttrice dell’École des hautes études en sciences sociales a Parigi e a Elisa Andretta, professoressa al Laboratoire de recherche historique Rhône-Alpes.
Questo incontro fa parte di un ciclo di appuntamenti dal titolo “Egittomania”. L’egittomania ha una lunga storia europea rintracciabile a partire dal Rinascimento e fino all’Illuminismo e oltre quando le grandi potenze imperiali cercarono di conquistare l’Egitto sia culturalmente che militarmente. L’esotico e l’immaginario dell’antica civiltà egizia rappresentavano per l’Occidente un’evasione dall’uniformità della “vita moderna”; erano il rifugio per le fantasie della borghesia che sognava il misterioso Vicino Oriente. Agli inizi del Novecento, l’egittomania sfociò in un’ondata di esotismo che influenzò cultura, arte e costumi e che contribuì al rilancio della moda dell’Egitto, mai veramente sopita.
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