La mostra è stata un omaggio all’Ottocento napoletano, momento di straordinaria ricchezza e vivacità in Italia e in Europa. Questo secolo lungo viene da lontano, dal fascino cosmopolita del Grand Tour e si conclude con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. L’esposizione sintetizzava la grande produzione culturale della città che accolse artisti provenienti da tutta Europa a dagli Stati Uniti, arrivati a Napoli per contemplare e dipingere le attrazioni di Pompei ed Ercolano, il mare, le montagne, le isole di Capri, Ischia e Procida, gli scenari della costa amalfitana e sorrentina, il folclore, la terra fangosa del Vesuvio, la vegetazione lussureggiante della Campania, lo splendore e il degrado, l’urbanistica e il pittoresco della vita napoletana che si mescolavano tutti in un costante abbaglio.
L’Ottocento a Napoli è ancora oggi un secolo poco conosciuto e da scoprire. La mostra ci ha condotti in un incredibile viaggio tra le visioni che la città partenopea è riuscita a suscitare e produrre e che hanno pervaso per oltre un secolo l’arte, l’architettura e l’immaginazione come poche altre culture hanno saputo fare. Nelle sale le opere, tra gli altri, di Ludwig Catel, William Turner, Thomas Jones, John Singer Sargent, molti esponenti della scuola di Posillipo, Portici e Resina, Anton van Pitloo, Giuseppe De Nittis, Ercole e Giacinto Gigante, con i loro paesaggi che furono, molto più che semplici vedute, immagini che invasero il mondo. A interpretare le storie e i sentimenti che serpeggiavano per la città Mariano Fortuny, i fratelli Palizzi e Domenico Morelli. E poi, quasi in maniera sorprendente, un francese la cui famiglia aveva radici napoletane: Edgar Degas. E ancora: Achille d’Orsi, Antonio Mancini e Vincenzo Gemito, fino ad arrivare a Burri e Fontana.
Capitale italiana dell’Illuminismo, Napoli nel XIX secolo divenne anche un’importante metropoli scientifica, sede di una fra le più antiche università italiane, della prima scuola di lingue orientali in Europa, del primo museo di mineralogia, dei primi osservatori scientifici. Fu anche la città dei dibattiti positivisti, delle scienze giuridiche e matematiche, dove un’intensa dialettica legò le nuove scienze a un’estetica che rimase fedele alla grande tradizione realista che ha definito l’arte napoletana fin dal periodo barocco e caravaggesco.
con Luigi Fraschini e Pani Galeazzi
SOLD OUT
C’è un argomento singolare, per quanto importante, nella storia della mentalità collettiva; la morte, il suo significato nella società, il posto che essa occupa nel modo di sentire di ciascuno di noi. Dagli Egizi a noi, qual è stata l’evoluzione del sentimento della morte? Che tipo di cambiamenti hanno subìto i comportamenti collettivi, dai riti di accompagnamento al posto che essa e i morti occupano nella vita collettiva ?l
incontro con Denise Pardo, Michele Quaroni e Bruno Manfellotto
“Hafez si era innamorato di Kate ed era la prima volta nella sua vita; per lei era diventato persino sentimentale: era consapevole che sarebbe stato un incontro perfetto se Kate fosse stata egiziana”.
Legati da un grande amore, Kate e Hafez sono i protagonisti di una storia appassionata e lacerante. Rappresentano l’incontro tra l’Occidente e il Medio Oriente, ma anche il simbolo del conflitto tra colonialismo e indipendenza. La loro storia si snoda tra Il Cairo, Londra, Alessandria e Beirut, tra amiche intriganti e risolutive, libanesi, egiziane, francesi, polacche, e donne traditrici, tra il complotto dei Liberi Ufficiali di Nasser e le vicende di veggenti, spie americane e inglesi. Ma a fronteggiarsi sono l’amore e il potere.
con Christian Greco
Il Museo Egizio di Torino nel 2024 ha celebrato i duecento anni dalla sua fondazione. Questo libro, curato dal direttore Christian Greco, offre uno sguardo senza precedenti sul ruolo del Museo nello sviluppo dell’egittologia, sui rapporti con le altre istituzioni museali e sull’importanza dell’integrazione tra discipline umanistiche e scientifiche.