Utagawa Hiroshige, tra i più celebri artisti del Mondo Fluttuante (ukiyoe), fu un maestro capace di portare il paesaggio e la natura al centro della sua produzione, facendone i veri protagonisti. Deve la sua fama allo sguardo del tutto peculiare che lo contraddistingue, definibile “fotografico” perché in grado di restituire dinamismo grazie all’alternanza sapiente di pieni e vuoti e attraverso la costruzione di piani sovrapposti. Un senso di armonia e serenità pervadono le opere dell’artista, tanto da avere stregato i più grandi impressionisti e post-impressionisti europei, primo tra tutti Vincent Van Gogh che copiò ad olio il famoso Ponte di Ohashi sotto l’acquazzone del maestro giapponese.
La mostra, con una selezione di circa 230 opere appartenenti a prestigiose collezioni che provengono da Italia, Giappone e Stati Uniti, permetteva di ammirare il tema della natura declinato dallo stile affascinante e raffinato di Hiroshige: dalle più note serie di vedute quali Cento vedute della Capitale di Edo e Cinquantatre Stazioni di posta del Tokaido, alle silografie policrome di fiori insetti e animali tra le più ammirate, fino ai disegni originali ancora intatti.
Il progetto, curato da Rossella Menegazzo con Sarah E. Thompson, è stata una produzione di Ales S.p.A. Arte Lavoro e Servizi e MondoMostre Skira, con la collaborazione del Museum of Fine Arts di Boston e il Patrocinio dell’Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone e dell’Ambasciata del Giappone in Italia.
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L’Egitto è da sempre terra intrisa di mistero, bellezza e mitologia. Dalle maestose piramidi alle sabbie del deserto, dal mito di Cleopatra alle leggende dei faraoni, questo Paese ha ispirato innumerevoli opere d’arte, musiche e soprattutto grande cinema. Non è un caso che Hollywood e il cinema internazionale tutto abbiano spesso scelto l’Egitto come scenario per alcune delle pellicole più iconiche della storia.
con Andrea Penna
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L’Egitto spesso venne presentato come luogo di fondamentali esperienze. Un esempio di questa funzione “formativa” dell’Egitto ci è data, ad esempio, dall’opera teatrale di Mozart Il flauto magico. Il culto della civiltà egizia divenne un vero e proprio fenomeno di massa e costume. Un notevole impulso al revival egiziano avvenne a distanza di molto tempo nel 1870, anno nel quale ci fu la prima rappresentazione di Aida, l’opera in quattro atti di Giuseppe Verdi, commissionata per festeggiare l’apertura del Canale di Suez.
con Antonella Romano e Elisa Andretta
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Fu proprio la conquista romana dell’Egitto l’accadimento che aprì la strada europea all’importazione di antichità dalla terra del Nilo, molti secoli prima della nascita dei musei europei. Nel complesso, verso la metà del IV secolo a.C., Roma poteva vantare numerosi obelischi e una grandissima varietà di sculture. Singolare è che questi monumenti presenti a Roma costituirono per l’Occidente l’unica fonte visiva dell’arte e della cultura egizia fino al XVIII secolo. La Roma pontificia, rinascendo sulle rovine della capitale di un Impero Romano affascinato dall’Egitto, integrò l’importanza monumentale e intellettuale del mondo e della civiltà plurimillenaria del Nilo.